22 Novembre 2014

Celebrazione del matrimonio con il rito armeno Home Email

Written by Paolo. Categories: La Cerimonia Tags: celebrazione matrimonio, regole matrimonio, matrimonio in chiesa, rito matrimonio, matrimonio Venezia

mirco-toffolo-reportage-di-nozze-a-venezia 8La celebrazione del sacramento del matrimonio con la liturgia del rito armeno in uso presso la chiesa armeno-cattolica è molto simile al rito bizantino e al rito romano.


Nato e sviluppatosi in Armenia e in seguito diffuso anche in altre nazioni, il rito armeno è utilizzato nella chiesa apostolica armena e nella chiesa armeno-cattolica. In Italia la comunità cattolica di rito armeno è quella di Venezia presso il monastero di San Lazzaro degli Armeni.
Per quanto riguarda la celebrazione del matrimonio con il rito armeno non si discosta molto dal rito bizantino o romano, assistito da un diacono il celebrante ha un ruolo quasi simile a quello del diacono appartenente al rito bizantino.
Durante la celebrazione sono previste due letture bibliche oltre al vangelo e come inizio è prevista la recita del Salmo 42, prima della consacrazione avviene il bacio della pace a seguire l'epiclesi e la preghiera eucaristica, è prevista la recita di una preghiera universale prima della benedizione finale e al termine della celebrazione si recita la preghiera per il papa.

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Photo Mirco Toffolo

Un pò di Folklore armeno sul matrimonio

Il matrimonio in armenia veniva celebrato dopo poche settimane dal fidanzamento ufficiale dei due giovani. Qualche giorno prima del matrimonio, i genitori della sposa invitavano a casa il parroco che per l'occasione dettava le regole del matrimonio e consegnava il nulla-osta, dopo questo momento definito " Avvisate" i due fidanzati non si potevano più incontrare.  
Già qualche giorno prima delle nozze si iniziava con i festeggiamenti, un'orchestrina suonava sotto casa della futura sposa e i parenti erano accolti con leccornie varie, frutta e vino e anice in abbondanza. A festa inoltrata c’era il cosiddetto "arrivo dei consuoceri" e alcuni amici dello sposo portavano l'alcanna (la radice di un'erba detta anche henné, con la quale si colorano i capelli di rosso) per la relativa struggente cerimonia, chiamata appunto "canto dell'alcanna", che costituiva l'addio della sposa ai suoi genitori. Il tutto si svolgeva tra canti festosi e le più belle danze tradizionali.
I festeggiamenti proseguivano fino al giorno successivo quando veniva offerto un ricco pranzo, al termine del quale aveva luogo la cosiddetta "Benedizione delle vesti" da parte del parroco: un barbiere radeva pubblicamente lo sposo che era successivamente guidato in una stanza per la vestizione con gli indumenti da cerimonia, esclusi giacca e panciotto, che venivano benedetti dal parroco insieme ai vestiti ed allo spadino del compare d'anello, mentre si ripeteva la formula: "Dio si congratuli!"

mirco-toffolo-reportage-di-nozze-a-venezia 3Photo Mirco Toffolo

Più tardi si svolgeva la "grande visita ai consuoceri", per cui quasi tutti i parenti dello sposo in corteo, preceduti dalla musica, si recavano per la seconda volta a casa della sposa, a portarle il vestito, che lei indossava con l’aiuto delle proprie sorelle (o parenti femmine coetanee della sposa).
Successivamente si svolgeva la cerimonia chiamata "presa della sposa".
Il padrino, la madrina e lo sposo, a cavallo di bei destrieri, si recavano dalla sposa, ma trovavano la porta chiusa, poiché da dentro i genitori non li lasciavano entrare, per far capire che la loro figlia era un membro importante della loro famiglia. Lo sposo ed il suo corteo sostavano davanti alla porta chiusa, mentre l’orchestra suonava ed essi intonavano il canto della "presa della sposa".
Da dentro rispondevano che avevano bussato ad una porta sbagliata e che non avrebbero dato la figlia in cambio di niente. Al che il padrino prometteva una brocca di vino ed un pranzo ai cosiddetti "fratelli della sposa" (parenti maschi coetanei della sposa), i quali aprivano la porta e li facevano entrare.
Le formali resistenze dei parenti non potevano, però, durare a lungo, perciò veniva aperta la porta della stanza e la sposa ne usciva e dopo aver baciato ed abbracciato i genitori, si accomiatava definitivamente da essi e, con l’aiuto dei "fratelli della sposa" saliva su un cavallo appositamente bardato che la conduceva in chiesa per la cerimonia vera e propria.
Al termine di questa, la sposa veniva condotta a casa dello sposo, accompagnata dai musicanti ed al canto dell’inno "Mattino di luce" di San Nerses Shnorhalì. "Al mattino, dinanzi alla luce / Ho ammirato i tuoi

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